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RICERCA AVANZATA
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I Manager Assirm si raccontano: intervista a Vincenzo Freni - Responsabile Freni Ricerche di Marketing
03/06/2014


Intervista a Vincenzo Freni

Da dove nasce la passione per la ricerca?

Da giovane sognavo di fare l’antropologo, sulle orme di Lévi-Strauss (Tristes Tropiques), in Brasile o Nuova Zelanda; prima di entrare nel mondo del lavoro ho trascorso diversi mesi nella regione del Nordeste fra cablochi e indios. Poi con gli anni la curiosità si è trasferita dal mondo delle culture primitive al moderno mondo dei consumi. Ma è un interesse che mi è rimasto, torno in Amazzonia ogni volta che il lavoro me lo consente, una o due volte all’anno, per vivere la natura. Qui sono impegnato in ricerche sui benefici dell’acqua potabile e degli scarichi nelle aree rurali.

Quali studi consiglia a un giovane che vuole avventurarsi in questo settore?

Quello che ho consigliato alle mie figlie; studiate, diplomatevi e laureatevi in Italia; poi andate a fare esperienza ed imparare la professione presso un istituto di ricerca all’estero, possibilmente nel Regno Unito. È quello che hanno fatto diplomandosi MRS e lavorando con i colleghi inglesi.

Da ricercatore a capo di un istituto: com’è stata la carriera di Vincenzo Freni?

Ho cominciato dopo la laurea lavorando da esterno per conto di altri istituti; realizzavo interviste pilota, elaboravo il questionario; lavori importanti per aziende nazionali ed internazionali. Poi mi hanno affidato anche l’analisi dei dati e la reportistica.

Siccome mio padre era un imprenditore, sulla base di questo imprinting ricevuto, non ho cercato di trovare lavoro come dipendente. Quando ne ho avuto l’occasione mi sono messo in proprio.

La realtà fiorentina è separata da quella milanese, le occasioni di lavoro sono decisamente più contenute, ma fin dall’inizio alcune aziende dei comparti toiletries e food mi hanno dato fiducia. L’altra principale risorsa del territorio in materia di lavoro di ricerca è l’associazionismo e così l’istituto si è sviluppato. Col tempo ho creato nuovi contatti ed ho avuto occasione di lavorare in altre regioni. Tramite l’appartenenza alla MRS ho iniziato a lavorare anche a livello internazionale.

Dopo 30 anni adesso aspetto che le mie figlie riprendano loro la professione e l’attività che ho creato.

Come è cambiato il mondo della ricerca rispetto a quando ha iniziato? Se sì, in che modo?

Quando ho cominciato è stato nel segno della microinformatica: ho iniziato con una calcolatrice Texas Instruments attrezzata con modulo per la statistica, poi un vero personal computer, il primo con un processore a 32 bit, il primo, incredibile, con package software per l’ufficio integrato: un QL Sinclair! A quel tempo il software statistico ce lo dovevamo scrivere, riga di codice dopo riga! Ricordo ancora la prima volta che ho messo le mani su un programma di cluster analisys che avevamo sviluppato in ufficio!

Poi è arrivato un PC, poi è arrivato Windows, poi è arrivato Internet e la preistoria è finita.

Oggi, in particolare, l’acquisizione di dati attraverso le nuove tecnologie ha registrato una drastica accelerazione ed un radicale abbattimento dei costi ma ha dato vita a anche un imprudente DIY della ricerca.

Le nuove tecnologie e internet stanno cambiando le ricerche di mercato? Rappresentano un valore aggiunto o un ostacolo?

Le nuove tecnologie e Internet stanno cambiando il mondo tutto ed il modo stesso con il quale ci relazioniamo, figuriamoci se cambiano la ricerca!

Basti pensare solo alle informazioni relative a comportamenti, stili di vita, profili di consumo, orientamenti culturali e politici, etc. che Google e compari cumulano e tesaurizzano; lì dentro, potenzialmente, ci sono, fra l’altro, tutti i concetti di prodotto, le relative domande e risposte dei prossimi 10 anni! Questi archivi rappresentano una ricerca di mercato planetaria che si autoaggiorna automaticamente. Altro che neuromarketing!

Come, secondo lei, la ricerca può rappresentare uno strumento strategico per il Sistema-Paese?

Quello che è sicuro è che il Sistema Paese di utilizzare lo strumento della ricerca ne avrebbe veramente bisogno; resta da vedere se esistano ancora dirigenti di questo paese che nel Sistema Paese, di questo paese, credono al punto da sentirsi interessati a cercare ai problemi di questo paese soluzioni razionali. Gli esempi, anche recenti, di soluzioni improvvide ed improvvisate al fine di raccogliere consensi abbondano, con l’inevitabile risultato di lasciare in eredità ai propri successori un disastro ancora più grande.


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